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FARMACI PRODOTTI IN MANIERA PIÙ SICURA ED ECONOMICA

Alcuni ricercatori hanno già modificato la pianta del tabacco per farle produrre emoglobina, che potrebbe essere utilizzata per curare le anemie. Oltre che dalle piante, si possono ottenere dei farmaci grazie agli animali. Per migliorare la produttività e la sicurezza di questi metodi, i ricercatori hanno cominciato a studiare un nuovo approccio alla produzione di farmaci: non più basato su cellule o microrganismi come i batteri, ma su animali transgenici. In pratica non si modifica una sola cellula, ma un intero essere vivente. Nell’embrione dell’animale prescelto si inserisce il gene desiderato cosicché questo verrà incorporato nel nucleo di tutte le cellule dell’esemplare adulto,incluse quelle da cui si pensa di ottenere il prodotto.

Sembrò subito promettente l’idea di produrre il farmaco dal latte dell’animale. Vi erano numerosi vantaggi, sia economici che teorici. La mammella è un organo secernente per eccellenza e in effetti si è riusciti a far produrre fino a 14 grammi di proteina desiderata per litro di latte. Inoltre la produzione ha luogo in grandi quantità per circa 300 dei 365 giorni dell’anno. Il latte, inoltre, viene già addizionato con varie vitamine, come la vitamina D che previene il rachitismo. Un domani si potrebbe curare la gente semplicemente dando da bere un buon bicchiere di latte. Nel gennaio 1998 sulla rivista “Nature Biotechnology”  è stato riportato un lavoro che dimostra la possibilità di far produrre l’ormone della crescita umano dalla vescica di animali e di recuperarlo poi dalle urine. I ricercatori hanno costruito topi transgenici dotati di un gene “promotore”, capace, cioè di far produrre l’ormone dal tessuto di rivestimento della vescica. Tutti i farmaci finora citati, ottenuti con le tecniche del Dna ricombinante, sono praticamente identici a quelli naturali, dal momento che per la loro produzione si utilizza il gene umano, cioè la porzione di Dna che naturalmente codifica per quella proteina. Esiste però la possibilità di alterare anche questa porzione di Dna e ottenere una molecola diversa da quella naturale: in questo caso il farmaco sarà una proteina completamente nuova, mai esistita prima. Perché può essere interessante modificare in questo modo la natura?

1.      alcune proteine naturali anche se utili dal punto di vista farmacologico, presentano effetti collaterali indesiderati che potrebbero essere eliminati con modifiche mirate del gene oppure si può sperare di aumentare l’emivita, cioè il tempo in cui il farmaco rimane attivo nell’organismo prima di essere eliminato.

2.      man mano che le nostre conoscenze di fisiologica e di biochimica aumentano, si possono progettare nuove molecole che non esistano in natura, ma che potrebbero rivelarsi utilissime nella lotta contro malattie finora incurabili.

MINORE ACCESSO ALLE RISORSE ALIMENTARI PER LE POPOLAZIONI PIÙ POVERE A CAUSA DEI DIRITTI DI PROPRIETÀ SUI NUOVI ORGANISMI.

Le piante e gli animali geneticamente modificati fanno sorgere addirittura il rischio di un ritorno alla mezzadria medioevale. Il contadino che coltiverà piante o alleverà animali non sarà proprietario del prodotto del suo lavoro. Potrà disporre liberamente della parte di raccolto che servirà per uso personale. Ma non potrà disporne sul mercato, se non nell’ambito delle regole imposte dalla multinazionale detentrice del brevetto. In particolare egli non potrà disporre liberamente dei semi prodotti dalla pianta per piantarli e ottenere nuove piante. Questo modificherà i rapporti economici mondiali. I contadini del Terzo mondo diventeranno i dipendenti di una decina di aziende multinazionali che domineranno le economie di interi paesi e la sorte alimentare ed economica di interi popoli.

EROSIONE DELLA BIODIVERSITÀ E MAGGIORE DIFFUSIONE DEGLI ERBICIDI CHIMICI

Se alcune piante geneticamente modificate diventeranno particolarmente convenienti dal punto di vista economico ( ovviamente, per le multinazionali che controllano il mercato), si assisterà a una rapida riduzione delle varietà di piante e, in futuro, anche di animali. La grande industria, interessata alla omologazione delle culture, imporrà per ogni specie una sola o pochissime varietà, quelle che sono frutto della sperimentazione biotecnologia (quelle che sono brevettate e sulle quali si possono esigere diritti). Da 50 anni a questa parte ogni 6 ore scompare una varietà vegetale! Il rischio più probabile per la salute umana è però quello indiretto, che deriva dall’impiego assai maggiore che le colture biotecnologiche comportano in materia di prodotti chimici ( o diserbanti): studi epidemiologici e statistici svolti in Svezia hanno rilevato una connessione evidente tra glifosato, e un tipo di cancro, la cui incidenza è aumentata dell’80% dall’inizio degli anni ’70. Il 71% delle piante transgeniche sono modificate per essere resistenti ai diserbanti. Vi sono anche dati molto allarmanti sul livello di inquinamento da glifosato delle falde acquifere negli Stati Uniti. Si sono sviluppati insetti e malattie resistenti ai pesticidi. Si è visto che gli insetti possono, per essere rimasti esposti troppo a lungo alla tossina Bt, sviluppare il fenomeno di “resistenza”: in questo caso vengono selezionati i più resistenti fra loro, e la specie d’insetti in questione diviene, nel corso dell’evoluzione, addirittura indenne alla tossina. In questo caso non solo si è introdotto qualcosa di inutile, ma si è recato un grave danno all’agricoltura biologica e si è pregiudicato così una forma di agricoltura corretta. Quest’ultima situazione si è già verificata in maniera molto estesa negli Stati Uniti, dove il dipartimento agricolo (Usda) è alle prese con mille tentativi, fino a oggi poco riusciti, di combattere il fenomeno di resistenza che si è creato nella piramide (parassita del mais) in seguito alla diffusione di colture di mais Bt. Tutto questo ha contribuito, insieme a molte altre cause, alla forte riduzione delle coltivazioni biotecnologiche negli Stati Uniti nell’anno successivo. Si è già verificato l’incrocio casuale tra piante coltivate e spontanee dello stesso tipo con trasferimento del carattere artificiale. Nel caso del gene Bt, la resistenza agli insetti nocivi viene in tal modo introdotta in altre specie, le quali potranno diventare infestanti, perché intaccabili dagli insetti. Bisogna anche ricordarsi degli gravi squilibri all’ecosistema. Un batterio geneticamente modificato in grado di produrre alcool dai rifiuti vegetali, ha avuto gravi conseguenze: quando i residui di produzione, contenenti batteri vivi, uscirono dai laboratori per essere usati come concime, produssero effetti devastanti, sterminando le piante di frumento che avrebbero dovuto concimare; anche l’ecosistema del suolo venne modificato, con la proliferazione esplosiva di un verme nocivo.

RISCHI SULLA SALUTE DELL’UOMO

Uno dei rischi potenziali legato alla modificazione genetica delle piante ad uso alimentare è che l’inserto genico porti alla produzione di proteine non normalmente presenti nella pianta stessa e che potrebbero causare reazioni allergiche in soggetti predisposti. Questo evento è già avvenuto nella storia degli OGM, in particolare nella fase di sviluppo di una varietà di soia geneticamente modificata tramite l’inserimento di un gene della noce del Brasile. Durante lo sviluppo è emerso che la proteina codificata dal gene inserito era il principale allergene alla noce. Alla luce di ciò la ricerca su questa varietà è stata abbandonata. Poiché questo tipo di problema potrebbe presentarsi anche in altre varietà, l’analisi di tale potenziale rischio è per legge obbligatorio sia nelle fasi di sviluppo dei nuovi OGM che nelle procedure autorizzative. Va comunque ricordato che non tutti gli OGM contengono nuove proteine, a volte si differenziano per la mancanza di una proteina presente invece nel corrispettivo convenzionale (è il caso del pomodoro a maturazione rallentata, in cui un enzima coinvolto nella maturazione nel pomodoro tradizionale viene eliminato tramite la modificazione genetica). Oltre al rischio di allergenicità, la presenza di nuove proteine negli organismi geneticamente modificati crea un potenziale rischio di effetti indesiderati nell’uomo e negli animali. Il rischio non è solo derivato dalle proteine codificate dall’inserto genico inserito, ma anche da potenziali modifiche nel metabolismo della pianta che possono derivare da interazioni con gli altri geni, portando alla produzione di sostanze non presenti nelle piante convenzionali. Per questo motivo la valutazione della sicurezza degli OGM si basa su diversi aspetti: sia la valutazione delle singole proteine codificate dall’inserto genico, sia su analisi chimiche che permettono di evidenziare la presenza di sostanze in quantità differente rispetto ai corrispettivi convenzionali, sia, e soprattutto, su test effettuati su animali che vengono alimentati con l’organismo in questione per ricercare la possibile comparsa di effetti indesiderati. Un ulteriore rischio legato alla diffusione nell’ambiente e al consumo di organismi geneticamente modificati è che, essendo in alcuni di essi inserito un gene che conferisce la resistenza agli antibiotici, c’è un rischio di trasferimento della resistenza a batteri, anche patogeni. La rapida diffusione osservata in anni recenti di numerose forme di antibiotico-resistenza tra i batteri è una problematica di sanità pubblica che ha sollevato un ampio dibattito e per la quale numerose misure di prevenzione sono state messe in atto a livello internazionale. Rispetto  a questo problema in relazione agli OGM, l’EFSA in un opinione pubblica nel 2004 ha ammesso l’esistenza di questo rischio, evidenziando diversi livelli di rischio legati ai singoli geni di resistenza, in base ai quali ha espresso delle linee guida per limitarne l’uso. In ogni caso già oggi il principale prodotto OGM in commercio non presenta il gene per l’antibiotico-resistenza e la normativa comunitaria prevede che essi siano abbandonati anche per fini di ricerca entro il 2008.

IL DIBATTITO SOCIO-ECONOMICO

Oltre ai temi legati all’alimentazione e all’ambiente, il dibattito si è concentrato anche sui fattori di rischio e sulle opportunità economiche e sociali. In particolar modo queste analisi riguarda la relazione tra i paesi sviluppati e in via di sviluppo, e il modo in cui l’utilizzo su larga scala della tecnologia alla base degli OGM influisca, o potrebbe influire sulle economie agricole deboli o in crisi. Le resistenze all’applicazione degli OGM nell’agricoltura in paesi del terzo mondo sostanzialmente si basano sulle seguenti motivazioni:

  • Le piante OGM sono spesso vincolate all’obbligo di riacquisto di anno in anno. Questo implica che i coltivatori, che erano abituati a riseminare il raccolto, devono ricomprare la semente per garantirsi il beneficio dato dall’uso dell’OGM.
  • Le sementi OGM hanno costi superiori, dovendo ammortizzare l’investimento in ricerca necessario per svilupparli.
  • L’impatto dell’acquisto annuale di nuovi semi su oggetti microeconomici, che faticano a raggiungere uno stato di sopravvivenza può innescare rapporti di debito prolungato con i rivenditori indebolendo ulteriormente i piccoli produttori.
  • I soggetti economici in grado di sfruttare le opportunità offerte dagli OGM sono spesso i grandi produttori o dei possidenti terrieri.
  • L’uso di OGM potrebbe ridurre l’uso di varietà e risorse liberamente fruibili sul territorio.
  • Le industrie che producono OGM spesso non vengono ritenute soggetti morali sufficientemente qualificati e affidabili.
  • OGM attualmente in commercio sono indipendenti i paesi europei che si sono dichiarati OGM –free potrebbero rifiutare le derrate provenienti dai paesi in via di sviluppo che li utilizzano facendo venir meno una fonte importante del loro bilancio nazionale

CI SONO INVECE TRE ASPETTI CHE PERMETTONO ALLA GLOBALIZZAZIONE DI FORNIRE DEI MIGLIORAMENTI AMBIENTALI.

Il primo è l’esercizio del potere del consumatore:

ormai vi è una tendenza a livello mondiale verso il meccanismo di “etichettatura” che si basa sul principio dell’identificazione dei prodotti per cui deve essere chiaramente indicato se un prodotto contenga OGM: sulla confezione del prodotto deve comparire il nome dell’OGM, la materia prima utilizzata, il nome del produttore, la composizione del prodotto, l’uso previsto, etc.. Questi aspetti dell’etichettatura permettono a quest’ultima di adattarsi perciò ad un mondo centralizzato in cui convivono sia la sovranità nazionale che quella dei consumatori. Comunque anche l’etichettatura ha bisogno di regole perché funzioni altrimenti ogni produttore potrebbe etichettare inaccuratamente i suoi prodotti e screditare invece quelli dei suoi rivali. Il secondo aspetto che porta a miglioramenti ambientali da parte della globalizzazione è la creazione delle istituzioni multilaterali come il WTO. Questo però non significa che tali istituzioni possano prevalere sugli Stati in merito a tutte le decisioni, ma devono concentrarsi sull’obiettivo primario di trovare un compromesso tra economia e ambiente. L’ultimo aspetto è la presenza di evidenze statistiche che rivelano che la globalizzazione e la crescita influenzano in media gli obiettivi ambientali, infatti la globalizzazione può favorire il processo attraverso il quale la crescita economica porti le persone a domandare una maggiore qualità ambientale e quindi all’aumentare del reddito le persone che si preoccupano anche dell’aspetto ambientale vogliono ottenere una maggiore qualità ambientale.

CONCLUSIONE

La natura ci può offrire quello di cui abbiamo bisogno, perché modificare il cibo? Chi può darci la sicurezza che questi alimenti non siano pericolosi? Ogni consumatore ha diritto di sapere se quello che sta mangiando è sicuro o meno. Di questa scoperta scientifica ci guadagneranno solo le grandi multinazionali e il problema della fame non verrà mai risolto. Aumenterà la dipendenza dei Paesi del Sud del mondo da quelli ricchi che producono le sementi OGM, manipolandole in modo che i frutti risultino sterili e costringendo così i contadini a riacquistare le sementi dalle stesse multinazionali biotech. I pericoli che la manipolazione genetica comporta per la salute umana sono in parte sconosciuti, perché rischiare? Ognuno di noi dovrebbe prendere una posizione a  riguardo.

Giuseppe Avagnale 3° B ITA Dalmasso

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