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Entrare in contatto con la realtà dello Shiatsu in Italia è un’esperienza che riserva delle sorprese. Sì tratta, per prima cosa, di un mondo più ricco e sfaccettato di quanto comunemente si possa pensare e con caratteristiche proprie degne di attenzione e approfondimento. A colpire, soprattutto, è l’ampiezza sociale della sua diffusione: oltre diecimila praticanti in un centinaio di centri riconosciuti. Un dato che pone l’Italia alla testa, in Europa, di questa arte  della salute di origine giapponese.
A introdurci nel mondo affascinante di questa disciplina è Gianpiero Brusasco,  fondatore della Scuola Tao-Shiatsu con sede a Torino ( tel. 347.4846390). Praticante Shiatsu dal 1983 e insegnante dal 1992, è operatore shiatsu  professionista riconosciuto dalla Federazione Italiana Shiatsu. Ha inoltre  curato la pubblicazione di diversi testi fondamentali di shiatsu, tra cui il libro “Teoria e pratica Shiatsu“, edito dalla collana medico-scientifica della Utet di Torino. “Non si può che partire dalla definizione stessa dello Shiatsu in quanto arte autonoma che si fonda su un insieme di modelli in prevalenza appartenenti alle tradizioni cinese e giapponese, particolarmente influenzato da numerosi aspetti del pensiero Taoìsta”, spiega Brusasco. “Una pratica che agisce sul corpo del ricevente mediante pressioni perpendicolari, mantenute e costanti portate con la mano, soprattutto con i! palmo e i pollici, ma anche con il gomito e il ginocchio. La pressione viene effettuata sulla rete di meridiani, aree e punti che costituiscono la struttura energetica dell’essere umano”.
In questa accezione lo Shiatsu ha radici nel patrimonio comune alla cultura estremo-orientale, in specie nella medicina tradizionale cinese, ma è in Giappone che riceve i principi operativi su cui tuttora si fonda. Dal Giappone, infatti, si è affermato prepotentemente nel mondo, Italia compresa, a partire dagli anni Settanta. Si sviluppa dall’An-ma, il massaggio tradizionale giapponese, dopo che quest’ultimo all’inizio del ‘900 viene vietato in Giappone. Dalla restrizione nasce uno stimolo a confrontarsi con i concetti portati avanti dalla medicina ufficiale di stampo occidentale.
Nel secondo dopoguerra mondiale inizia la formalizzazione di varie scuole e stili, sullo stimolo dato da illustri maestri. lì primo a imporsi è lo stile Namikoshi, che guarda con particolare interesse alle nozioni di anatomia e fisiologìa occidentali, con il fine evidente di ottenere una qualche legittimazione da parte del ministero della Salute. Da questa scuola, a partire dagli anni ’60, si avvia e poi evolve lo stile Masunaga: si differenzia per una più marcata attenzione, anche teorica, posta sull’origine tradizionale dello Shiatsu. Si va a collocare in un vasto movimento culturale che punta alla rivalutazione delle tradizioni giapponesi dopo la sconfitta nella guerra mondiale e la conseguente, progressiva, americanizzazione del paese.
Masunaga pone di nuovo al centro della pratica lo studio dei meridiani, il concetto di energia e di fluido vitale, di yin e yang. È una rivoluzione vera e propria che permette allo Shiatsu dopo un’ulteriore contaminazione con elementi della medicina tradizionale cinese, di diffondersi, dalla fine degli anni Sessanta, prima negli Stati Uniti e poi nel resto del mondo. Europa compresa.
“Oggi a praticare e ricevere questa disciplina”, dice Brusasco, “è un numero sempre più ampio di persone di diversa età, sesso e condizione sociale. Soprattutto esponenti del ceto medio come insegnanti, impiegati, liberi professionisti. L’operatore, Shiatsu-ka nel vocabolario della disciplina, lavora principalmente per migliorare il flusso vitale del soggetto ricevente. Non si tratta di una terapia, né di una vera e propria arte della salute. Si tende a intervenire prima che la malattia si manifesti, agendo sullo squilibrio nel flusso vitale che sempre la precede. Lo Shiatsu si rivolge a chi ha bisogno di risollevarsi da un particolare stato di affaticamento, da uno stress prolungato, che si esprime nei casi più comuni con il mal di schiena o l’emicrania. Un altro grande campo di applicazione è la maternità: lo shiatsu agendo sui meridiani  aiuta l’organismo della gestante a mantenere il suo equilibrio fisiologico e ciò è ancor più visibile nel travaglio dove ostetriche esperte di shiatsu possono dare un grande giovamento alla donna”.
Pochi i rischi collegati a questa pratica e tutti legati a una cattiva applicazione delle regole base: il pericolo consiste nell’imbattersi in qualcuno che, in base a una preparazione sommaria nel campo, impartisca manovre  avventate che potrebbero causare conseguenze sul ricevente.
Per evitare questi inconvenienti la Federazione italiana Shiatsu, la più grande e influente insieme alla Federazione nazionale scuole di Shiatsu e l’Associazione Professionale italiana Shiatsu, propone un documentato iter formativo triennale per dotare gli operatori Shiatsu della qualifica di professionista. Un percorso da compiere presso una scuola con programma conforme a quello ritenuto idoneo dalla Fis, a cui deve seguire un anno di pratica e il superamento di un esame teorico-pratico dinnanzi ad un’apposita commissione. La qualità di socio professionista Fis rappresenta, in questo caso, un attestato visibile che qualifica gli operatori e tutela l’utente. In attesa che una legge nazionale intervenga a regolamentare definitivamente questo settore.
II primo approccio
Cosa succede quando, per la prima volta, si entra nello studio di un operatore shiatsu per chiedere informazioni su un trattamento? Quanto dura una seduta di shiatsu e soprattutto quanto viene a costare? Gianpiero Brusasco ci aiuta a rispondere a questa domande concrete.
•Se l’operatore è serio e qualificato cercherà di mettere a proprio agio il cliente, attraverso un colloquio orientativo di circa venti minuti.
•Durante lo scambio d’informazioni, l’operatore chiederà di vedere un eventuale certificato medico prodotto dal cliente per constatare i motivi per cui il trattamento shiatsu è stato indicato e le eventuali patologie dichiarate (il trattamento è sconsigliato a chi soffre di grave osteoporosi o gravi disturbi cardiaci). Oggi in Italia circa la metà dei clienti arriva negli studi shiatsu su indicazione dei medico, gli altri di propria volontà per alleggerire il carico di stress personale.
•Superato il momento introduttivo, si passa alla seduta vera e propria. Il cliente viene fatto sedere su una sedia speciale, ergonomica, che fa assumere al corpo una particolare postura.Una posizione assimilabile a quella dell’inginocchiatoio, che permette all’operatore di poter impartire la parte iniziale del massaggio. Il tutto per una ventina di minuti circa.
•Terminata questa fase, il cliente si stende su una stuoia tradizionale giapponese, il Futon, della grandezza di un materasso matrimoniale. Il trattamento, a questo punto, avviene mentre il ricevente, in posizione più comoda, è coricato. Prima che il trattamento si concluda è abituale osservare  una fase finale di rilassamento di circa cinque minuti.
•Una seduta di shiatsu dura, quindi, poco meno di un’ora.Viene consigliato alla persona che ha beneficiato del trattamento di non affrontare, appena uscita dalla seduta, un appuntamento mentalmente o fisicamente stressante. Farlo, infatti, andrebbe ad agire sul ripristino dei flussi vitali, riducendo notevolmente i benefici del trattamento. Meglio prendersela comoda o andare a casa e farsi una lunga dormita.
•A volte, soprattutto dopo le prime sedute, può verificarsi uno stato di particolare affaticamento meglio conosciuto come “reazione di purificazione”. Niente paura, sono sintomi destinati a sparire in poco tempo, per lasciare spazio a una piacevole sensazione di benessere.
• Un ciclo di sedute dura da un minimo di 5 trattamenti a un massimo di 12, con cadenza settimanale. Par la pratica di mantenimento, può bastare un incontro al mese. Il costo, presso lo studio di un operatore riconosciuto, può variare da 30 a 80 euro a seduta. Le differenze nel prezzo son date alla collocazione geografica dello studio:  caro il centro Italia, Firenze su tutte. Più popolari le tariffe al Sud (Napoli) e al Nord ( Torino, in particolare, ma anche a Padova). Una media verosimile a livello nazionale? 50 euro circa a seduta.
articolo tratto da Il Salvagente/13-20 febbraio 2003 • Ezio Vallarolo
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