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La prima volta che ho incontrato un disabile mentale è stato molti anni fa, così tanti che non ricordo bene quale fosse il mio pensiero al riguardo, l’atteggiamento con cui mi ponevo con lei. Certo mi sembrava strana ma in seguito ho incontrato molte persone strane, non necessariamente disabili, ma a volte molto più ‘straniere’.

Ho incontrato anche persone che volendo fare del bene, si avvicinavano ai disabili per aiutarli, a volte con il desiderio di ‘fare la cosa giusta’, a volte per pietà.

C’è anche chi lo fa di mestiere, di occuparsi dei disabili, in ambito sanitario, scolastico o nel volontariato, per scelta o per occasione, a volte per ‘dovere’, a volte per necessità come chi c’è l’ha in famiglia.

Quel primo incontro mi ha dato la possibilità di osservare la realtà da un altro punto di vista, quello del disabile. Non perché io sia disabile ma perché qualcosa nella nostra comunicazione non funzionava nel modo solito, nel comune senso di relazione. I tempi erano molto più lenti, oppure non c’era risposta alle domande e, se c’era risposta, non era sempre interpretabile. Però l’intensità del dialogo era ancor più incisiva perché priva di malizia.

Ho avuto più difficoltà invece ad accettare il contatto con la malattia terminale di un disabile fisico. Ti aspetti il miracolo che la medicina faccia quella grande scoperta, che superi quel limite assurdo che ti lascia tutte le facoltà mentali intatte, ma ti impedisce di fare ciò che vorresti perché il corpo non te lo permette, e ci vuole una grande forza di volontà e un grande aiuto esterno per superare il limite o solo per andare verso il tuo destino.

Entrare in relazione con un disabile fisico o psichico è un compito che richiede attenzione. Quando gli stati emotivi del care giver e del disabile si incontrano il care giver ha necessità di sapere cosa fare.

L’approccio alle emozioni è un punto importante. Quale emozione stiamo provando? Quale emozione prova l’altro?

In certi momenti di tensione psichica si vorrebbe fuggire, quando non si riesce a sciogliere la tensione. Vorresti essere in grado di risolvere la difficoltà ma non sei così abile da riuscirci o semplicemente credi di non essere in grado di farlo. Ti senti in difficoltà perché in quel momento dare indicazioni semplici su come affrontare l’emozione del disabile è come affrontare le proprie emozioni quanto si è sottosopra, cioè impossibile.

Il primo step, di tipo esperienziale, può avvenire attraverso un approccio riflessivo e osservativo – Zen? Molto probabilmente non sarà facile se non si è mai provato. D’altra parte quando mai abbiamo avuto un’insegnamento su come gestire le emozioni?

Chiedersi: come sto? come mi sento? sono a mio agio? possono sembrare domande inutili e assurde.

Nella pratica entrare in contatto con se stessi e le proprie emozioni ci permetterebbe di generare la comprensione che anche noi abbiamo bisogno di aiuto, prima ancora di darlo ad altri. In seguito potremmo anche scoprire che il contatto fisico, qualcosa di cui abbiamo bisogno per essere in grado di gestire le nostre emozioni e, forse, anche approcciarci al disabile attraverso il tocco, è il punto forte e unico del nostro imprinting neonatale.

Il care giver può scoprire che, come con l’accordatura di uno strumento musicale, ascoltando le proprie emozioni con un approccio ZenShiatsu, è in grado di risuonare in sintonia alle sue emozioni e a quelle altrui, senza ‘stonare’.

Perciò quando si prova frustrazione, dolore e rabbia si può: modificare la postura, modificare il respiro, premere alcuni punti su di se.

Lo shiatsu aiuta ad affrontare e a relazionarsi con le persone malate quando si fa fatica a entrare in empatia, perché cancella le barriere mentali mettendo in moto qualità istintive di cura.

Quindi cosa può accadere se vengono fornite indicazioni, punti e strategie per il benessere del car giver (affrontare e superare difficoltà emotive e frustrazioni…) oltre che per aiutarlo a mettersi in relazione/contatto con la persona?

Ad esempio, in caso di frustrazione, dolore, rabbia si può regolare il respiro, premersi alcuni punti od usare la visualizzazione per stimolare consapevolmente la capacità di omeostasi in grado di riorientare l’emozione.

Lo shiatsu è un metodo che per le sue capacità intrinseche di ascolto, ci aiuta ad affrontare e a relazionarsi con le persone malate quando si fa fatica a comprenderne le richieste.

La disabilità è un mondo vasto e spesso diverso nelle diverse patologie e situazioni. Le informazioni che la tecnica shiatsu da sono l’inizio di un percorso Esperienziale in cui ognuno può trovare il suo nesso che si collega all’aiuto di cui si ha necessità.

In seguito fornirò indicazioni, punti e strategie per il benessere del car giver basandomi sulla relazione tra emozione e punti, meridiani, postura.

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