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A Bologna all’ospedale materno-infantile, dal 2004, sono state adottate in ambito ostetrico alcune tecniche di digitopressione per l’assistenza alle donne in travaglio. Questa scelta deriva da un percorso di formazione post laurea, richiesto dalle ostetriche, che ha posto in luce la digitopressione come strategia di intervento non medicalizzato per favorire l’empowerment della gestante. Ai corsi hanno partecipato circa cinquanta ostetriche operanti nell’Ospedale Maggiore e nel Policlinico Sant’Orsola-Malpighi.

In seguito a questa formazione, negli ospedali di Bologna, sono state utilizzate le tecniche di digitopressione in svariati casi, ancora in fase di studio, che hanno dato la possibilità di elaborare la prima tesi di laurea in ostetricia all’Università di Bologna (Francesca Clementi, relatore Enrico Naldi) sull’osservazione degli effetti della digitopressione in travaglio di parto.

Nonostante non sia stato possibile dimostrare l’assunto di base, la gestione ottimale del dolore, la tesi ha evidenziato alcune proposte di revisione del metodo di osservazione in modo da ampliare le possibili conclusioni.

Ha dato perciò un’interpretazione dei dati parzialmente positiva e ipotizzato un ulteriore spazio di approfondimento. Inoltre ha fatto rilevare un dato importante, la relazione umana dell’ostetrica con la gestante. Così ha aperto la discussione su un elemento fondamentale sia del metodo alternativo proposto, cioè il supporto della digitopressione in travaglio, sia dei punti di forza e di debolezza del metodo sanitario ipermedicalizzato.

Un altro aiuto al travaglio, ancora sotto studio e non citato nella tesi, è l’azione positiva della digitopressione sulla riduzione e l’arresto dell’emorragia post-parto e sul secondamento, con risultati ancora da certificare ma sostanzialmente positivi.

“La “funzione fisica” del dolore corrisponde ad una altrettanto importante “funzione psicologica” ed è a questa strettamente correlata per via dei meccanismi endocrini (produzione di ossitocina e endorfine). È inoltre importante ricordare che un dolore mal gestito determina elevati livelli di adrenalina e noradrenalina. Varie sono le tecniche e i metodi di controllo e di contenimento del dolore. Tra queste la digitopressione shiatsu. La pressione esercita segue precise indicazioni: perpendicolarità, staticità, profondità, modulazione.

In travaglio i punti che possono essere trattati sono differenti e il loro utilizzo dipende dall’effetto che si vuole ottenere. Esistono punti atti a:

 modificare la posizione fetale,

 supportare la respirazione,

 trattare la nausea e il vomito,

 gestire la paura e l’ansia,

 favorire il rilassamento,

 trattare la tensione delle spalle,

 aiutare la discesa fetale,

 stimolare la contrattilità uterina,

 gestire eventuali difficoltà del secondamento.

 

Inoltre la localizzazione della pressione è importante perché ogni zona ha una sua azione specifica sul dolore in travaglio.

·      Intestino Crasso 4 (IC4 o LI4). È definito in cinese Hegu ed è noto anche come “grande eliminatore”. È posizionato tra il pollice e l’indice della mano, nella giuntura tra il primo e il secondo osso metacarpale. Gli sono riconosciute molte funzioni tra cui la riduzione del dolore in diversi ambiti tra cui il dolore mestruale e la capacità di stimolare il travaglio. Per questo motivo non deve essere trattato in gravidanza. La pressione su questo punto va effettuata con il pollice con un’angolazione di 45°.

Fig. 2. Localizzazione punto IC4

·      Milza 6 (MP6 o SP6). Il suo nome cinese è Sanyinjiao. La sua posizione è da ricercare 3 cun al di sopra del malleolo mediale, posteriormente al margine tibiale. Oltre alla riduzione del dolore può essere trattato in caso di problemi digestivi, sessuali, per i disturbi delle vie urinarie e per la stimolazione del travaglio.

 

Fig. 3. Localizzazione punto M6

·      Vescica 32 (V32 o BL32). È chiamato Ciliao. Questo punto è rappresentato dal secondo forame sacrale e dal suo speculare, solitamente circa 1 cun dalla linea mediana della spina dorsale ma la cui distanza può̀ variare da persona a persona. Si lavora con questo punto anche in caso di dismenorrea, enuresi, stipsi e difficoltà nella minzione. La pressione su questo punto può̀ essere preceduta da lievi massaggi circolari effettuati con il pollice mentre la pressione si può̀ dare sia con il pollice che con le nocche. Inoltre è possibile trattare i due punti separatamente per ottenere una pressione maggiore. In questo caso vanno sovrapposti i pollici. “

Fig. 4. Localizzazione punto V32

 

Lo studio prende l’avvio da un corso di aggiornamento post laurea che è stato svolto all’ospedale materno infantile di Bologna. A sostegno dello studio ci si è avvalsi della letteratura precedente che confermava l’efficacia della digitopressione nel contenimento del dolore in travaglio.

 

Da questo studio si evince che la digitopressione ha un effetto sul dolore, pur non riuscendone a definire l’efficacia in termini significativi.

Alcuni motivi della mancata conferma risiedono nella difficoltà che una tecnica ‘dolce’ ha di ottenere un feedback collaborativo da parte della gestante durante un evento così forte e trasformativo.

 

“Innanzitutto, è necessario che l’operatore instauri precedentemente un rapporto con la donna tale per cui riesca a comprendere i suoi reali bisogni prima di proporle, come altri strumenti di gestione del dolore, la digitopressione.

È da rilevare inoltre che, essendo una tecnica poco conosciuta e che si avvale della collaborazione della donna e di un suo feedback per trovare i punti di digitopressione e bilanciare la pressione esercitata, è necessaria una formazione nelle donne: sarebbe più̀ opportuno che la formazione riguardo all’utilizzo di tali strumenti per la gestione del dolore avvenisse già durante la gravidanza così che le donne possano arrivare in sala travaglio-parto informate circa le metodiche da poter utilizzare; infatti talvolta barriere linguistiche e/o una fisiologica difficoltà di concentrazione e di comprensione da parte della donna in travaglio nel recepire le informazioni, specie se molto specifiche, come in questo caso, possono rendere difficoltosa la formazione in travaglio.

Altro elemento degno di nota emerso dall’analisi di questa tesi è la necessità per l’ostetrica di avere tempo da dedicare totalmente alla digitopressione. I risultati hanno, infatti, evidenziato che gli esiti maggiori si hanno per una durata dell’applicazione tra i 30 e i 60 minuti.

Quanto detto fa che è possibile ipotizzare che i risultati ottenuti durante l’analisi dei due gruppi possano invece essere riconducibili al sostegno emotivo, metodo di contenimento del dolore in travaglio supportato da evidenze scientifiche. Infatti, le donne cui è stata praticata la digitopressione hanno avuto sicuramente il sostegno dell’ostetrica più̀ a lungo nel tempo, e il tipo di sostegno strutturato messo in atto è stato supportato dall’utilizzo strategico del tocco. Probabilmente questo ha permesso l’instaurazione di un legame maggiore tra la donna e l’ostetrica che l’ha assistita tale per cui si sono messi in atto i meccanismi che rendono efficace il sostegno emotivo per una migliore gestione del dolore in travaglio.”

 

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