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Lo shiatsu è un sistema di trattamento manuale giapponese di nascita relativamente recente. Data la sua elevata affidabilità si è diffuso rapidamente in tutto il mondo.

In Italia l’operatore shiatsu fa riferimento nella sua formazione ad una o più dei tre filoni fondamentali: Namikoshi, Masunaga, MTC. Ognuno di questi usa un approccio manuale e filosofico suo proprio, sebbene partano dalla base comune dell’anma (massaggio tradizionale giapponese) ed abbiano principi fondamentali condivisi.

Nella pratica quotidiana dell’operatore shiatsu lo sviluppo della percezione tattile è fondamentale alla corretta applicazione del trattamento.

Il sistema Masunaga e il sistema MTC hanno in comune l’uso dei meridiani principali, di quelli straordinari, degli tsubo (punti di applicazione della pressione) e la palpazione dell’hara per definire il trattamento più appropriato. Invece il sistema Namikoshi utilizza la valutazione diagnostica del medico occidentale per indirizzare il trattamento su precise parti del corpo.

Negli anni ‘60/’70 in Giappone tra i praticanti di medicina orientale si affermò una corrente di pensiero particolare. Questa corrente era nata per ridare vitalità, attraverso lo studio dei classici cinesi e di testi di rinomati terapisti giapponesi,  ad una pratica tradizionale efficace ma poco accreditata scientificamente.

Tra i terapisti tradizionali di allora Shizuto Masunaga rappresentò il portavoce dello shiatsu, accanto a praticanti di agopuntura, di fitoterapia e del massaggio tradizionale.

Lo studio si sviluppò attorno ad un concetto chiave: mantenere il flusso regolare  di Qi e Sangue nel complesso sistema di vasi e meridiani. Così facendo il terapista si proponeva di mantenere attivo e ricettivo  il sistema corpo-mente affinché l’individuo si mantenesse in salute, anticipando la malattia o accompagnando il processo di guarigione.

Lo studio della palpazione addominale fu una componente fondamentale di questo periodo. Inoltre per alcuni terapisti tradizionali la palpazione addominale era una vera e propria metodica completa di trattamento.

Attualmente per la maggioranza degli operatori shiatsu l’addome è una fonte di informazioni notevole e viene costantemente palpato nel corso del trattamento.

Ciò che tuttavia non è finora mai stato preso in considerazione in Italia è la particolare rilevanza che la forma e la posizione dell’ombelico rappresenta per la valutazione della stato del Qi del ricevente.

Non è nuova invece tra i praticanti shiatsu la particolarità giapponese nell’individuare i punti di trattamento talvolta in posizioni differenti rispetto alla tradizione cinese.  L’individuazione dei punti secondo l’uso giapponese attraverso la risposta del ricevente rispecchia l’espressione “qui è lo tsubo” tanto cara ai giapponesi. Questa diversità denota inoltre l’intrinseca dipendenza del sistema di agopuntura giapponese dalla sensibilità tattile.

L’approccio teorico degli operatori shiatsu del filone MTC alla valutazione del disturbo utilizza prevalentemente i punti Mu sull’addome, i punti Shu sul dorso e la mappa addominale che utilizza le Cinque Fasi.

I praticanti del sistema Masunaga hanno a disposizione una diversa metodica di valutazione addominale, più complessa rispetto a quella tradizionale. Talvolta questa complessità risulta di difficile utilizzazione per il neo praticante. Un ritorno alle radici del sistema può quindi essere benefico per stimolare la comprensione dei passi seguiti da Masunaga sensei per approdare alla forma specifica di valutazione e trattamento che da lui prende il nome.

Ciò che risulta interessante per entrambi i filoni, MTC e Masunaga, è la possibilità di utilizzare efficacemente l’approccio tradizionale di palpazione dell’addome.

Per tutti coloro che praticano lo shiatsu e hanno l’accortezza di mantenere valido il principio “più grande è il kyo, più grande è il jitsu” va da se che il trattamento deve operare il riequilibrio della sottostante Carenza o Deficit.

Nell’avvicinarsi al sistema di palpazione e di trattamento dell’addome, l’operatore shiatsu deve ricordare che:

  • la palpazione superficiale dei punti reattivi è basata sullo sfregamento orizzontale o sulla penetrazione perpendicolare.
  • l’uso della moxa indiretta (senza fumo) è equivalente all’uso, seppur con più limiti, del moxatore in legno.
  • la ricerca e l’individuazione dei punti di trattamento richiede esperienza e non può mai limitarsi allo studio della loro locazione anatomica, seppur indispensabile per una corretta conoscenza.
  • le tecniche di stretching o di allungamento che sono parte del sistema Masunaga sono chiaramente sovrapponibili alla palpazione addominale laddove la tensione e la contrazione sono manifestazione di lunga durata.
  • un protocollo unico di valutazione e la semplice metodica di riduzione ed eliminazione progressiva della reazione del ricevente nei punti di diagnosi, basa l’efficacia su un opportuno riequilibrio del kyo e del jitsu.
  • il metodo di palpazione è propedeutico all’utilizzo della moxa indiretta per i suoi aspetti tonificanti e al tocco per sedare. 

La-palpazione-diagnostica-in-medicina-orientale

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