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L’empatia ci libera dal giudizio.

L’empatia da dove nasce?

Una delle prime cose che ho imparato dalla pratica #shiatsu è stata di ascoltare il mio corpo.

Ascoltarsi è molto più facile che ascoltare le altre persone ed è attraverso l’uso quindi dell’auto-shiatsu che ho imparato a sentire, a percepire le mie tensioni. L’auto-ascolto è stato molto importante per prendere coscienza di come i movimenti fossero condizionati dalle contrazioni muscolari.

Un successivo passaggio di consapevolezza è stato l’esperienza con la respirazione.

Controllare la respirazione ha un importante effetto sulla concentrazione mentale ma anche un effetto profondo sul battito cardiaco e, di ritorno, sullo stato di concentrazione mentale.

L’importante successivo passaggio alla meditazione Zazen mi ha permesso di mettere assieme lo Shiatsu, la respirazione e la postura.

Nonostante l’ascolto delle persone sia una caratteristica innata in tutti noi, spesso il nostro Ego è molto più forte della nostra disponibilità all’ascolto.

Fa parte del training dell’operatore #shiatsu passare attraverso l’ascolto del proprio corpo per poi dedicarsi al corpo altrui. Tuttavia ascoltare gli altri non è facile perché nella nostra mente è sempre presente, in continuo movimento, una costante ‘attenzione’ non solo a quello che ci circonda ma a ciò che è avvenuto prima o avverrà dopo, quindi una distrazione interiore che viviamo quotidianamente.

Dobbiamo fare lo sforzo di concentrarci su quello che l’altro ci propone, ci sta dicendo.

L’ascolto tattile è una delle funzioni più immediate ma anche che richiede maggiore addestramento. Così com’è abbastanza facile percepire al tatto un tessuto ruvido o liscio perché è un’esperienza sensitiva, così può essere facile percepire la tensione nelle spalle di una persona; queste esperienze tattili sono tanto più facili quanto più si è fatta esperienza toccando molte superfici ma soprattutto, per l’operatore shiatsu, toccando se stesso.

L’ascolto attivo centrato sulla persona

Entrare in contatto vuol dire creare un legame con l’altra persona, vuol dire ascoltare, non solo toccare…

Spesso quando una persona parla, la sentiamo, udiamo quello che dice, quello che ci racconta ma udire/sentire non ha lo stesso significato di ascoltare.

L’ascolto è un’azione più profonda, è differente rispetto all’udire/ sentire…

Io posso udire ciò che una persona mi dice senza avere alcuna partecipazione emotiva, senza ascoltare quello che mi sta dicendo, che può essere una richiesta d’aiuto implicita legata anche al movimento delle sue mani, all’espressione del suo viso, ad un tono particolarmente agitato.

Se io ascolto, identifico tutte queste differenze.

L’ascolto mette insieme in maniera attiva anche una parte di me e dell’altro che è legata a ciò che vedo ed eventualmente anche a ciò che provo, ciò che mi comunica il suo tono di voce…

Udire invece ha a che fare con rumori, cioè con qualcosa che attiva il mio sistema nervoso senza avere una correlazione necessariamente con un significato. Udire con attenzione, percepire distintamente suoni o rumori, con l’organo dell’udito, le parole, le cose che si dicono, oppure la persona che parla.

Sentire invece vien usato anche con altri significati che si possono ricondurre a questi tre: avvertire una percezione; avvertire una sensazione; provare un sentimento. E che si ricollegano all’emozione ma non alla comprensione.

L’ascolto attivo è collegato con l’empatia. Definiamo l’empatia: è quel sentimento che è passato a designare un atteggiamento verso gli altri caratterizzato da un impegno di comprensione dell’altro, escludendo ogni attitudine istintiva, affettiva, personale (simpatia, antipatia) e ogni giudizio morale.

La simpatia vuole dire essere simpatetico, cioè condividere lo stesso tipo di emozione o sensazione fisica di dolore con la persona, quindi avendo gli stessi sintomi psicofisici nei momenti in cui siamo a contatto con questa persona.

La compassione è invece il vivere emozioni, il dolore di una persona, cercando di dimostrarle il nostro dispiacere.

Le tre forme di percezione emotiva sono differenti tra loro e con un effetto diverso.

Secondo me l’ascolto è la forma di empatia propriamente detta.

Se l’ascolto è una caratteristica comune come ho già detto, l’ascolto attivo consiste nel portare vera attenzione alla persona.

Questo è un esercizio che richiede una totale disponibilità e totale accettazione di ciò che ci porta la persona come vissuto.

Non è un atteggiamento semplice da ottenere, perché richiede l’assoluto spegnimento del proprio ego.

Nello stesso tempo richiede la vigile presenza della nostra capacità di discriminazione.

In maniera rozza potrei dire che bisogna essere partecipi ma nello stesso tempo porre uno schermo tra noi e l’altro. Ho usato un’espressione grezza, fuorviante. Tuttavia alcune persone non riescono a mantenere il distacco totale ed essere contemporaneamente vigili e discriminanti. Perciò può essere utile usare la visione dello schermo, che però va pian piano eliminata, per lasciare spazio alla tranquillità dell’immedesimazione totale pur mantenendo la propria individualità.

In questo modo la ragione dell’altro diventa per noi l’unica ragione possibile e non va giudicata.

Vi racconto a questo punto un aneddoto che mi è capitato diverse volte su un argomento molto specifico.

Io sono un operatore #shiatsu specializzato nel sostegno alla gravidanza.

Ho avuto diverse riceventi donne ma anche ricevimenti uomini che cercavano una via naturale alla fertilità.

Nell’ascoltare il loro desiderio di essere fertili e dare luce a una nuova vita, a volte mi è capitato il percepire la distonia tra il sentire le loro richieste e ciò che percepivo durante il trattamento. Spesso era tensione o, al contrario, una totale non risposta alla pressione shiatsu.

A volte mi è capitato che dopo una serie di trattamenti emergesse in alcuni di loro la chiara percezione di non essere interessati alla riproduzione.

Infatti ascoltando attentamente, a volte, emergeva il bisogno di essere riconosciuti dal loro partner senza avere il desiderio di procreare. Oppure la loro attenzione era totalmente assorbita dal lavoro e non intendevano dedicarsi, per esempio, a uno stile di vita più rilassato per poter raccogliere le energie necessarie ad un miglior equilibrio psicofisico.

Vi ho raccontato questo aneddoto perché mentre con il tatto percepivo la dissonanza, nel colloquio ho sempre agito come se volessero effettivamente ciò che chiedevano.

Un errore che si potrebbe fare con la persona nel momento dell’ascolto è quella di trasformare l’empatia in compassione. Questo si può fare sicuramente con un amico ma non fa parte della relazione professionale.

La compassione infatti toglie il dovere di mettersi al servizio dell’altro ma può servire a consolarlo.

La simpatia è un altro aspetto, forse più pericoloso per il praticante che non per il ricevente, perché mette in stretto collegamento il vissuto fisico di entrambi.

In questo modo alcuni operatori Shiatsu trasferiscono le sensazioni, quindi il malessere del ricevente, su di se. Quasi una forma di remissione dei peccati.

Ovvero patendo (fisicamente o mentalmente) assieme alla persona (l’essere simpatetico non è intesa come persona simpatica ma come sofferenza comune) questo atteggiamento può togliere la sensazione di dolore dalla persona, se è un dolore emotivo.

Il tocco, il contatto diretto, è infatti la forma più evidente di scambio emotivo-percettivo, come la madre ha con il neonato.

Infatti altre professioni di mediazione corporea usano protocolli standard proprio per entrare in relazione con l’altro in maniera veramente profonda, totale, senza barriere, ma contemporaneamente mantenendo il proprio centro, la propria individualità.

Il ‘grounding’ è, ad esempio, una preparazione fondamentale per mantenere stabile il proprio centro psicofisico.

Il gassho, il saluto buddista, serve a centrare il nostro spirito nella nostra mente, a stabilizzare lo stato emotivo prima di iniziare il trattamento.

Concludo invitando a provare una tecnica di lavoro molto interessante, di origine buddista, che consiste nell’utilizzare la visualizzazione e il respiro per creare un ulteriore controllo nell’abbandono.

Voglio sottolineare questa sostanziale opposizione: al termine controllo è associato il termine abbandono, un punto fondamentale dello sviluppo della coscienza del proprio spirito.

Credo di essere in grado di spiegare questa apparente contraddizione attraverso l’esperienza di un esercizio di respirazione e visualizzazione che è tipico nella meditazione buddista.

Quando siamo di fronte ad una persona, quindi mentre la stiamo ascoltando, inspiriamo e immaginiamo di accogliere tutto quello che ci porta, soprattutto il dolore che prova; riempiamo i polmoni e poi, nell’espirazione, emettiamo con il respiro propositi di pace e di benessere. Facciamo questo in totale abbandono mentale senza trattenere nessun pensiero in entrata o in uscita.

Glossario

L‘empatia è la capacità di comprendere lo stato d’animo altrui, ovvero di “mettersi nei panni dell’altro.

In campo medico il concetto è sempre stato ritenuto di carattere esclusivamente psicologico fino a quando un’equipe dell’Università di Parma ha scoperto l’esistenza dei neuroni specchio presenti nel cervello dell’uomo ed altri animali, che funzionano da organo biologico di funzioni empatiche.

Il termine simpatia deriva dal greco sympatheia, letteralmente «patire insieme», «provare emozioni con…». La simpatia nasce quando i sentimenti o le emozioni di una persona provocano sentimenti simili anche in un’altra, creando uno stato di condivisione sentimentale. Nel suo significato etimologico, il termine indica partecipazione di sofferenza o infelicità, mentre nell’uso comune esso può riferirsi anche ad emozioni positive.

La compassione è un sentimento per il quale un individuo percepisce emozionalmente la sofferenza altrui desiderando di alleviarla. Il concetto di compassione richiama quello di empatia dal greco “εμπαθεια” (empateia, composta da en, “dentro”, e pathos, “affezione o sentimento”), che veniva usata per indicare il rapporto emozionale di partecipazione soggettiva che legava lo spettatore del teatro greco antico all’attore recitante ed anche l’immedesimazione che esso aveva con il personaggio che interpretava.

  • Gianpiero Brusasco, shiatsu, counseling, chirologia

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